mercoledì 12 settembre 2012
Terra, cibo,bombe, banche, politica e multinazionali
Terra...cibo, bombe, banche, ( le vedo insieme queste due parole che iniziano con la B), politica, economia e strategie multinazionali.
Africa, India, America latina, Cina e gli orti sui terrazzi dei palazzi.
Da una parte, in Europa, specialmente in Italia, distruggiamo ettari di campagne, azzeriamo habitat, lastrichiamo di cemento inutile ed incompiuto il territorio, imbrigliamo fiumi, perforiamo mari, provochiamo estinzioni ed emigrazioni, costruiamo ghetti...
Dall'altra, grandissime aziende sciagurate e banche criminali di potenti paesi nella sostanza "democratici" solo economicamente, comprano distese immense di suolo nei paesi più poveri e fragili della terra, cancellando ecosistemi, culture locali, trasformando quei luoghi in orti di casa con culture estensive e private.
Si accaparrano sorgenti e fiumi, ghiacciai ed acqua in una corsa verso conflitti inevitabili che non avranno più come centro il petrolio ma il bere, il mangiare.
Vengono alzati reticolati, ci saranno vigilantes a difesa del consumo più esasperato di pochi, ingigantendo la massa dei poveri, sfruttati e senza voce.
Fra non molto sarà il grano, il riso, l'acqua pulita, il mais, la soia il vero petrolio.
Saranno i minerali rari per i sistemi di comunicazione, telefonini, batterie i veri diamanti.
Fino ad ora le mille guerre di questi 60 anni di "pace" ci sono state per le materie prime indispensabili alle multinazionali chimiche, farmaceutiche, plastiche, per il commercio delle armi, gestite dall'alto da industrie, politici e lobbies in nome di una poco credibile difesa della democrazia.
I popoli le hanno sempre subite e pagate.
per sudditanza, ricatti, ignoranza, povertà endemica.
Ho la sensazione che in un futuro non molto lontano pane ed acqua scateneranno una folla di conflitti locali, sconosciuti e poco telegenici. Dal basso, da intere popolazioni mai aiutate prima e ancor di più sfruttate ora.
Rendendo sempre più fondo ed invalicabile il solco che divide paesi ricchi dai paesi più arretrati, usati come manovalanza a basso costo, esattamente come schiavi, per far arrivare prodotti alimentari su gli scaffali dei megacentri commerciali dei paesi occidentali. Prodotti che, statisticamente, si gettano e sprecano per più del 30 per cento.
Basta fare una passeggiata o un giro in bicicletta e dare un'occhiata, sul retro, nei containers dei grandi supermercati.
Intere partite di frutta, di verdura vengono giornalmente scaricate e dove i poveri della nostra società, fintamente opulenta, scavano alla ricerca di pomodori, melanzane, arance, mele, insalata.
Per tutto questo si abbattono ettari di foreste per fare spazio agli aratri, si soffocano religioni e tradizioni per possedere terreni e ghiacciai, come la Cina nel Tibet mentre a casa loro, queste grandi nazioni "rispettate" e temute, trasformano in fango chimico e liquami fiumi, laghi, mari. Viene permesso a grandi aziende "democratiche" della pelle e del denim di conciare e lavare i propri prodotti in Corea, in Vietnam, in India dove i controlli sono blandi ed i costi miseri.
E nella nostra piccola Italia che comunque fa la sua parte in questo devastante cammino, sempre più vaga, confusa, disattenta? Produciamo ed importiamo, importiamo senza porci domande, senza ombra di morale.
Abbiamo città che crollano, fiumi che straripano con una sola lacrima, ed aziende che fino a pochi anni fa, cambiavano le date di scadenza sugli yogurt prima di spedirne intere partite nei paesi dell'est non ancora europei. Lasciamo correre giorno e notte l'acqua in tubature di acquedotti fatiscenti che perdono e sprecano fino al 40 per cento della portata e compriamo mezzo litro di minerale naturale, supportata da testimonial e calciatori, ad un Euro la bottiglia per poi forse abbandonarla vuota ovunque.
Uccidiamo i piccoli negozi facendo sempre più grandi ed angoscianti monumenti alla scaffalatura ed al carrello, con parcheggi lunari ed alberelli striminziti annegati nell'asfalto incapaci di fare ombra.
Luoghi dove per arrivare ci si mette in coda con le auto come ai caselli autostradali nei giorni di vacanza, nei sabati frenetici e nelle orge delle promozioni.
Trasformiamo le botteghe in ristoranti, i fruttivendoli in agenzie immobiliari, le librerie storiche in negozi di biancheria intima, le chiese sconsacrate in pizzerie e filiali di banche. Crollano le città ed i monumenti, si sbriciolano le scuole. Tutto sembra galleggiare e sciogliersi come fanno i cubetti di ghiaccio in un aperitivo scialbo decorato con fettine di chiacchere vuote ed inutili.
Lasciamo le campagne, bruciamo i boschi, trascuriamo i fiumi, scaviamo tunnel, progettiamo ponti assurdi e circonvallazioni disperate e andiamo a prendere i pomodori nelle serre olandesi, i pompelmi in Israele, le carni in Argentina, la frutta in Costarica le vacanze in Kenia.
Sapete cosa costa, o meglio, cosa viene pagato ad un contadino italiano un chilo di ottimi e curati pomodori?
10 centesimi, 10 Euro al quintale...
Continuiamo a comprare ketchup, pieno di zucchero di canne lontane e maionesi delle multinazionali chimiche della Svizzera...
Continuiamo a buttarlo quando dimentichiamo le confezioni aperte.
Pronti a ricomprarne un'altra subito il prossimo fine settimana nella baraonda della spesa con i buoni sconti, con il prendi tre paghi due...
Tanto costa così "poco" tutto...
Fra poco anche la vita delle persone, i loro sogni, i loro desideri costeranno più nulla.
martedì 21 agosto 2012
Ri...
(Ri)vedere, (Ri)ascoltare, (Ri)parlare, (Ri)considerare, (Ri)pensare, (Ri)abilitare, (Ri)convertire, (Ri)ciclare, (Ri)scrivere, (Ri)muovere, (Ri)sbagliare, (Ri)scoprire, (Ri)amare, (Ri)nascere...
Credo che viviamo in una epoca, dove tutto è già stato fatto, detto, pensato, provato, consumato e viene affannosamente Ricercato, apparentemente Riscoperto e Riposizionato.
Pensando che ciò comporti contenuti nuovi, significati diversi, risultati inattesi.
Apertura di orizzonti impossibili e straordinari.
Non prendendo minimamente in considerazione che chi non vedeva, non ascoltava, parlava a vanvera, pensava..., spesso sono gli stessi che riscoprono, riqualificano, rinascono.
Ovvio, gli errori e le esperienze aiutano ad osservare meglio, a cogliere dettagli e sfumature sfuggite, ma se il presupposto è il medesimo, ci si riduce a (Ri)mantenere uno stato di cose che comunque non risulta sufficientemente pesante per un reale cambiamento.
Lasciamo perdere il mondo della politica per un momento, dove ci sono docenti e massimi esperti del (Ri), riguardo se stessi e le loro idee, così volubili che il fumo di un fuoco di legna potrebbe essere confuso con un muro solido sorretto da colonne eterne.
Anche se spesso si dimentica che la vera politica siamo noi nella vita di tutti i giorni, nel nostro agire spicciolo, nelle nostre decisioni e compromessi. La Polis.
Anche noi (Ri)guardiamo spesso con occhi diversi le cose, quello che mi interessa è comprendere cosa ha comportanto la diversità dello sguardo. Una crescita od una emergenza, una consapevolezza o una resa, un progredire o un compromesso? probabilmente non ci riuscirò mai.
Per il semplice fatto che risulta impossibile definire l'invisibile linea di confine tra l'emozione e la decisione reale.
Lo si vede molto in rete.
Potentissimo strumento se fosse usato bene per atti coraggiosi e di reale cambiamento, si sta trasformando in un galoppo disordinato verso (Ri)scoperte e (Ri)condivisioni di links in un ingorgo confuso dove si recupera tutto e di più e si sta attenti ai passaggi, ai commenti, ai vari e diversi mi piace, in una gara di consensi che non è dissimile molte volte da ciò che si critica ogni giorno.
le cose piccole rimangono piccole, le scoperte si fanno incontrando gente, camminando sui sentieri della vita con gambe, orecchie, occhi, si costruisce sporcandosi le mani di fango, si scrive cancellando, correggendo, dubitando e scegliendo, si fanno foto perchè si è rapiti non perchè si pensa a pubblicarle, si va in piazza perchè dovrebbe servire, si ascolta e si comprende in un rispettoso silenzio, non correndo su autostrade telematiche, dove industrie commerciali, aziende di comunicazioni, economia speculativa e non reale, politici soliti e poteri forti hanno e stanno costruendo ogni giorno autogrill enormi come centri commerciali dove con una carta fedeltà virtuale sanno tutto di tutti e saranno sempre un passo avanti di ogni idea diversa.
Il (Ri)riciclo di un sistema vecchio come Matusalemme adattato ad un meccanismo che viene venduto come piattaforma della Libertà e nello stesso tempo i misteri diventano sempre più misteri (con sempre meno tempo per studiarli) travolti dalle novità, che per la loro stessa essenza, diventano vecchie domani sostituite da nuove e più accattivanti.
La vita corre, la fanno correre ancora di più non lasciando fiato alle pause, ai vuoti.
Tutto deve essere usato, sfruttato, deve rendere, anche quello che è falsamente gratuito.
Nel miraggio che possiamo andare perfettamente d'accordo con qualcuno in Africa, a Tokio, in Argentina, a Copenaghen, non siamo spesso in grado di dire un buongiorno al vicino e criticare quello che fa l'associazione che ha aperto una sede sotto casa.
In una Italia dove si muore per disperazione, in una Italia dalle promesse mancate, in una Italia silente su gravi casi di violenza istituzionalizzata, economica, privata, tutto scorre via come acqua sulla roccia, un'Italia dove ogni giorno si comprende che dietro ogni atto è pulsante qualcosa di malato e sconosciuto senza avere possibilità nemmeno di contrastare, sta dividendo e polverizzando la reazione, la voglia di cambiamento.
C'è un bellissimo documentario film di Scorsese su Fran Lebowitz, dove lei dice, tra le tante cose sulla scrittura e l'arte, che prima c'era la televisione, rivoluzione culturale, ora c'è internet ma in fondo è sempre uno schermo. Siamo davanti ad uno schermo, telefonico, del pc o mac.
Schermi che hanno superato i confini, che producono in Cina, in India, in Vietnam, che usano materie prime rare distruggendo l'Africa, che accettano silenziosi il ritorno in fabbrica dei bambini, anzi, non ne sono mai usciti, esattamente come prima della rivoluzione industriale inglese, così osannata nello spettacolo di apertura delle olimpiadi.
(Ri)appropriarsi non basta. E' lo stesso meccanismo perverso consueto.
Bisogna cambiare, con piccoli passi, piantare fiori nuovi nel giardino e smetterla di sentirsi vittime ed eroi.
Tutto è stato fatto, tranne quello che serve.
Ci sono persone che lo stanno facendo e questa è la speranza che mi sostiene e che mi consente di non avere troppa paura nel futuro.
martedì 31 luglio 2012
Qualcosa nel cuore...
Oggi, dopo una giornata tra il pigro e l'attivo mi è capitata una cosa che mi ha riconciliato con quello in cui credo. Il rispetto della memoria, gli avvenimenti piccoli, le immagini, le storie delle persone, il bianco e nero, il cinema.
Vi faccio vedere una foto del 51, sei anni dopo la seconda guerra mondiale, scattata a Firenze da Ruth Orkin, "american girl in Italy".
In questa foto c'era l'Italia.
I monumenti, la lambretta, i marciapiedi con i bar, troppi e solo uomini nelle strade ad ammirare le straniere.
In un Paesino sparpagliato sulle colline italiane di oggi ho incontrato questa donna ammirata 62 anni fa da sconosciuti fiorentini immortalata in un istante di una Italia piena di speranze.
Guardandola bene, nella foto d'epoca, ha scarpe che si vedono in ogni angolo oggi, ha una borsa ed uno scialle assolutamente indossabili e le calzette bianche di certi uomini li ritrovi purtroppo anche ora come ritrovi gli stessi sguardi mai maturati.
Un post realismo ancora innoquo, non inquinato da progettualità, patti ed accordi, ma denso di una spontaneità pasoliniana abbandonata e malamente usata oggi.
Ecco la foto di oggi dove ha tentato di riprodurre un angolo, dove la moto è cambiata e dove lei non corre ma si è fermata, consapevole dell'istante. Dove i passanti non si accorgono della sua presenza.
Troppo impegnati a parlare, portare borse e i riflessi delle vetrine sono più accecanti della realtà.
Questa donna era in Italia nel 1951 ed è tornata.
Non ho chiesto quante volte, non ho domandato perchè, sono cose sue.
Non ho chiesto quanti anni aveva nel 51, sarebbe stato scortese.
Ma forse l'emozione, il sogno, realizzato o meno, ha mantenuto intatto la sua importanza.
Ripercorrere le strade che ha percorso, l'angolo che ha visto e ritrovarlo come era o totalmente cambiato, magari cancellato, non importa.
Il rispetto di essere non deve mai venire meno qualunque rotta si percorra.
Una cosa è certa:
qualcosa le è rimasta nel cuore.
L'Italia dovrebbe ritrovare questo cuore minuto che da sempre ha reso possibili miracoli sconosciuti.
Vi faccio vedere una foto del 51, sei anni dopo la seconda guerra mondiale, scattata a Firenze da Ruth Orkin, "american girl in Italy".
In questa foto c'era l'Italia.
I monumenti, la lambretta, i marciapiedi con i bar, troppi e solo uomini nelle strade ad ammirare le straniere.
In un Paesino sparpagliato sulle colline italiane di oggi ho incontrato questa donna ammirata 62 anni fa da sconosciuti fiorentini immortalata in un istante di una Italia piena di speranze.
Guardandola bene, nella foto d'epoca, ha scarpe che si vedono in ogni angolo oggi, ha una borsa ed uno scialle assolutamente indossabili e le calzette bianche di certi uomini li ritrovi purtroppo anche ora come ritrovi gli stessi sguardi mai maturati.
Un post realismo ancora innoquo, non inquinato da progettualità, patti ed accordi, ma denso di una spontaneità pasoliniana abbandonata e malamente usata oggi.
Ecco la foto di oggi dove ha tentato di riprodurre un angolo, dove la moto è cambiata e dove lei non corre ma si è fermata, consapevole dell'istante. Dove i passanti non si accorgono della sua presenza.
Troppo impegnati a parlare, portare borse e i riflessi delle vetrine sono più accecanti della realtà.
Questa donna era in Italia nel 1951 ed è tornata.
Non ho chiesto quante volte, non ho domandato perchè, sono cose sue.
Non ho chiesto quanti anni aveva nel 51, sarebbe stato scortese.
Ma forse l'emozione, il sogno, realizzato o meno, ha mantenuto intatto la sua importanza.
Ripercorrere le strade che ha percorso, l'angolo che ha visto e ritrovarlo come era o totalmente cambiato, magari cancellato, non importa.
Il rispetto di essere non deve mai venire meno qualunque rotta si percorra.
Una cosa è certa:
qualcosa le è rimasta nel cuore.
L'Italia dovrebbe ritrovare questo cuore minuto che da sempre ha reso possibili miracoli sconosciuti.
venerdì 20 luglio 2012
Time out...
Time out, stop per un attimo, pausa.
Ovunque, da chiunque, destra, sinistra, centro ed estremità, si sente parlare di giovani, di problemi a loro connessi, al futuro, alle loro speranze, sogni e desideri di una casa, di un lavoro, di una famiglia come meglio credono debba essere, delle loro future pensioni.Tutti argomenti pesantissimi e condivisibili per i quali è necessario agire con decisione e con la concretezza di una politica onesta e fattiva, purtroppo espressa da chi non ha nessuno dei problemi di cui superficialmente si occupa e sui quali esprime giudizi e propone soluzioni nella fiera della superficialità.
Ma non esageriamo. I giovani sono l'asse portante del presente e del futuro ma non dividiamo la società in settori generazionali. Esistono i maestri, i professori, i bidelli, i dottori, gli infermieri, gli autisti di autobus, i camerieri, i contandini, gli operai, i nonni... e non è detto che non abbiano gli stessi problemi.
Mia madre è stata giovane negli anni della guerra, senza telefonini, senza sms. Con una bicicletta andava in collina a barattare "cose" solide, come macchine da cucire, collane e bracciali, con uova e farina dei contadini prudenti, per la famiglia e per altri che al tempo non si potevano nominare. Mio padre è stato giovane, con la prigionia che lo ha invecchiato. Negli anni della ricostruzione e sottile entusiasmo della ripresa è emigrato nel lontano oriente, per fortuna della famiglia ancora da venire. Io sono stato giovane, adolescente nel 68, con i servizi Rai sul Vietnam che assomigliavano molto a quelli di oggi sulla Palestina, l'Iraq, la Siria, massacrata ora da un dittatore protetto e con le Nazioni Unite bloccate dai veti di Russia e Cina.
Ho respirato da ingenuo tredicenne la prima contestazione, il famoso maggio, immagini e filmati in bianco e nero. Ora tutto a colori. Le prime di gran lunga più veritiere.
http://t.co/AdQixUw0
Ero attivo nel 77 ed i giovani eravamo in fondo gli stessi di sempre.
Chi si interessava alle cose importanti, alle illusioni, tanti, in un sogno comune e chi ne faceva dei cavalli da usare nelle gare della vita.
Chi, se veramente voleva, con un gettone in mano, nell'unica cabina funzionante, si faceva volentieri un chilometro a piedi per sentire la voce della sua fidanzata o avvisare casa che non sarebbe tornato. Non si facevano docce, si mangiava robaccia e chi dormiva nelle università occupate perchè era tanto schick per poi tornare nelle ville su in collina sulle A112, magari "elegant".
Io c'ero. Io ho visto. E conosco maestri nel cambiare motivazioni e casacche come si cambiano vasi ai fiori. Ma poi cosa serve ricordare a volte mi domando...
Tutto era aperto. Tutto si poteva discutere, confutare, migliorare, cambiare, stravolgere per forse lasciare tutto uguale.
Era un'Italia piccola ma viva, un 'Italia nel vento che amava ancora i sogni e che usava testa, bocca, mani, sorrisi, lacrime, treni, per dirlo, per esserci, per esistere.
Poi, dopo vittorie e sconfitte, assoluzioni e coinvolgimenti, dopo la solidarietà ed i conflitti di idee, condivisioni tra lo studio ed il mondo del lavoro, la speranza e la realtà...
con un botto è arrivata la" Milano da bere".
Terreno fertile per ogni sorta di interpretazioni e speculazioni, letture e sviluppi, modificazioni e dimenticanze.
E in questo humus sono nati i miti del successo malgrado tutto, degli ambienti esibiti, della moda facile, della rucola ai ristoranti, della stretta di mano tra amici, della standa ricomprata, degli spot cambio di merci, ovvero, faccio pubblicità sulle televisioni "libere" e ti pago in prodotti che andranno esposti nel tuo supermercatone fisico e mediatico. Insomma, il sistema dell'immagine.
Lì i giovani hanno cominciato a lavorare. Agenti pubblicitari, grafici, fotografi, assistenti, comparse e mille altre figure.
I lustrini cominciavano a piovere a comando.
Sono convinto che in quel momento si sia rotto un ingranaggio fondamentale del meccanismo.
La convinzione che un dente rotto della ruota motrice non fosse una cosa importante.
E' stato l'errore di una buona fetta della cultura, dell'informazione, della televisione pubblica, del cinema che faceva film su Cortina, della Sardegna meta alla portata di tutti, di bollini sempre più rossi sulle autostrade, di "ho fatto un leasing"...
E' stato il tradimento più pesante di una sinistra con il suo Paese e se non ci fossero state persone come Belinguer, purtroppo fino a solo l'84, Lama e Pertini sarebbe scomparsa.
In fondo siamo" per sempre coinvolti" se abbiamo il coraggio di guardare con onestà la realtà, in ogni cosa accaduta, tranne i misteri.
Ma chi ha coltivato, usato, prosperato sui misteri è anche stato votato e rivotato.
Ecco perchè siamo ancora coinvolti.
Sono riflessioni nate come se guardassi un almanacco, come se toccassi con un dito una foto ingiallita, come attraversassi non il Louvre, ma quei piccoli musei che si trovano nei paesini che espongono i vecchi aratri e i falcetti arrugginiti.
E mi domando... ma io c'ero? Sì.
Ecco perchè non mi sento mai assolto.
mercoledì 11 luglio 2012
Non capisco...
Veramente non capisco.
Cosa ci vuole a capire, riconoscere la realtà per quella che è nei suoi aspetti negativi e scarsamente positivi?
Io non ci riesco più.
Sono sempre i soliti che ne descrivono le fotografie, sono sempre i soliti che parlano, e molti di quelli che parlano oggi, governavano ieri, l'altro ieri e quasi da trent'anni. Si scambiano gli abiti come aprissero il baule dei costumi di una compagnia di avanspettacolo... "cavolo, stasera non posso fare il re ma almeno mi prenoto per la prossima esibizione...", hanno il loro copione che varia il testo controllando i sondaggi.
Il pubblico ha poca memoria, vede due lacrime, due gatti, due tette, due soldi, due barche, due premi, due interviste, due spiagge ... e riapplaude.
No, non è così.
Un amore si costruisce ogni giorno, una lacrima andrebbe in silenzio asciugata, un cane ed un gatto hanno bisogno di attenzione quotidiana, una barca ha bisogno di manutenzione, non risorge spontanemamente ogni estate, i premi si vincono perchè si deve essere bravi, non perchè si è figli di una casa editrice, una mostra la si fa quando si ha qualcosa da dire di vero non certo perchè si spendono energie nel cercare il gallerista potente. Un film lo si fa perchè uno Stato degno di questo nome e che rispetta la cultura, destina fondi alle idee e non hai divani dei produttori.
Una Repubblica non si rafforza per una partita di calcio ma perchè ama lo sport Vero quello dove succede che si perde.
Un presidente dovrebbe riflettere ed esserlo per tutti, soprattutto, se di cultura di sinistra, di quelli meno fortunati.
Un sindacalista dovrebbe guidare da solo un'utilitaria, non arrivare alle prime della Scala o dell'Arena con la scorta.
Un personaggio che si "diverte" con minorenni da tempo, dovrebbe essere bandito e ricoverato, non parlare in televisione.
Ma tutto questo accade perchè i teatri della vita sono sempre tutti pieni, pronti a rimpiazzare i posti vuoti con una lunga lista d'attesa.
Se non si vendesse un biglietto, le sale vuote, le poltrone polverose, il teatrino che recita davanti ad una platea deserta, trasmissioni televisive con picchi negativi... Vespa con lo 0,2 di share, ma anche Ballarò... Ferrara, Formigli che invita Borghezio, Santoro che invita Tremonti a fare una lezione di economia imperfetta... se crollassero gli indici di ascolto e quindi la pubblicità che gongola delle liti che fanno notizia...
ecco, allora ricomincerei a capire.
Vedrei le piazze piene di gente stanca ma consapevole
che sorride anche se preoccupata e provata, perchè vede il paese vivo intorno
e quando esiste la Vita esiste la Speranza.
oggi vedo solo fughe, stanzette, link, citazioni, canzoni, motti, cinguettii, ironia da "l'uovo del serpente".
Ci siamo dimenticati dei terremoti, il primo quello dell'Aquila, ora quello dell'Emilia, io non mi sono dimenticato gli storici.
Stiamo costruendo "new town" dell'opinione non dell'esistenza, non della vita.
Ci dimentichiamo del mondo, questa è la verità, perchè abbiamo così tanti mondi a cui rispondere che non siamo in grado di sollevare lo sguardo e cogliere un solo orizzonte.
mercoledì 4 luglio 2012
Sguardi
Lo sguardo è ciò che ti consente di vedere, di essere visto, di lavorare, di scolpire un'emozione.
Di carpire un frammento del pulviscolo della vita e renderlo un prezioso reperto.
Di decidere inconsciamente qualcosa senza alcun programma.
I programmi rovinano la visione spontanea, è un dato di fatto, almeno lo è per me.
Più le cose si caricano di doveri, meno si ha capacità di vedere e più si pretendono sguardi benevoli e comprensivi che si accontentano di briciole recenti per avere, noi, conferme alle cose che guardiamo.
Il guardare è diverso dal vedere.
Più si è scevri di attese, di risposte, di avvalli o negazioni, più la nostra capacità di guardare/vedere è libera di giudicare e scegliere.
Non esiste cassiere, tra i mille che ci sono per ogni aspetto della vita, che ci possa assicurare dagli effetti di una sguardo.
Per me sono fondamentali.
Ho raccolto sguardi indifferenti e supponenti perchè privi di dati, cambiare in sguardi complici e fintamente interessati una volta a conoscenza dei rimbalzi.
Ho ricevuto sguardi meravigliosamente fragili, sconosciuti, rimasti incisi eternamente nell'istante accaduto.
Senza nessuna spinta ad approfondire, a costruire, a sognare, a realizzare.
Semplicemente la bellezza di un istante che si apre e si chiude nello stesso momento.
Ho come l'impressione che la nostra voglia di capire tutto, di comprendere ogni cosa, sia inversamente proporzionale al capirsi, all'essere.
Lo sguardo è in grado di giudicare senza proferire parola
Lo sguardo è in grado di aprire cancelli senza nessuna chiave
Lo sguardo ci offre informazioni che spesso ignoriamo e delle quali poi ci lamentiamo, affannandoci a cercare responsabilità inutili.
Sempre fuori da noi stessi.
Lo sguardo è l'unico elemento che ci tiene ancorati alla nostra natura "animale", nel senso più alto e complesso della parola.
Ma con una differenza tragica e fondamentale.
Siamo gli unici che hanno, pur guardando e vedendo, avuto l'immaginazione di costruire gabbie.
Nessun animale sarebbe mai stato in grado di pensare una soluzione simile.
E attraverso le sbarre, lo sguardo si polverizza e si ricompone, con il tempo, in uno specchio di sabbia.
Dove guardare e vedere coincidono, visto che ciò che si ha davanti e vogliamo raccogliere, siamo sempre, solamente, noiosamente noi stessi.
domenica 1 luglio 2012
Partita...
Ho visto la partita...
non mi rammarico per il risultato, ma per il fatto che mi ero promesso di non seguire il campionato europeo per motivi miei.
Però mi ha dato spunto per alcune riflessioni.
Gad Lerner che posta su fb..o chi per lui.
Tre giorni di mito ovunque di Balotelli senza maglietta... che ha promesso quattro reti alla Spagna e... fatto... totalmente annullato nel corso della partita.
Giornalisti, commentatori, di un livello così antisportivo da rimanere allibiti, fino a dire che è un risultato arrivare dove siamo arrivati dopo tutto ciò che hanno sparso su giornali e televisioni negli ultimi tre giorni e in diretta.
Abbiamo fatto paragoni tra il calcio e la situazione italiana?
Adesso sarebbe onesto affermare che ci si è sbagliati.
Ma non accadrà.
Si dirà, perchè più facile, che Monti, con la sua espressione ingessata, ha portato sfortuna, dimenticandosi che la sfortuna non esiste e che Monti, è dove è, per l'incapacità di chi c'era prima, arrivati dove erano con i voti degli italiani, pur con una legge elettorale nefasta e, per la stessa legge, continuano a sentenziare.
Come sempre è bello criticare.
Siamo tutti allenatori della nazionale, come siamo tutti primi ministri.
Non è che la casta, il più delle volte, invece di indignare, la invidiamo?
E' più corretto parlare di Caste.
Politiche, immobiliari, sportive, televisive, culturali, locali... fino ad arrivare ai quartieri ed ai cortili.
E il web, alla fine, non risulta più piccolo di quello che ci si aspettava?
Si adegua?
Si potrebbe dire che è la democrazia, ognuno liberamente esprime la sua opinione.
Ma come la mettiamo con il "mi piace"?
E' una scelta neutra, non esprime il perchè, si cerca il titolo roboante e si controlla l'effetto che fa.
Iannacci lo aveva già fatto con il leone scappato dallo zoo in una sua canzone di molti anni fa.
Cambiano gli strumenti, non le persone.
In modo estremamente umiliante, come italiano che vive all'estero, ricordo i titoli del "Giornale" e di "libero" dopo la vittoria sulla Germania.
Ho visto alcune riprese del congresso della lega in uno spazio enorme vuoto, nemmeno tutte le sedie erano occupate ed ho letto che borghezio, una ameba culturale, ha detto che balotelli è un padano di pelle scura.
Si usa tutto per raggiungere lo scopo.
Si inquina tutto per cancellare ogni tipo di spontaneità nelle cose che si fanno.
Ho letto l'intervista di d'alema... il Massimo dell'amianto politico.
Ricordo i commenti, i giornali e soprattutto la rete, un'apoteosi di foto, di link, di esempi, in una masturbazione collettiva verso i vicoli più schiumosi.
Io sono un italiano imperfetto forse, ma credo che lo spirito debba essere dimostrato in modi diversi.
Non sono un tifoso, non sono un ultrà, per quanto riguarda il calcio.
Sono contento per la Spagna, hanno giocato molto meglio delle chiacchere delle nostre illusioni e nel loro piccolo, hanno avuto le piazze piene anche per altre ragioni.
Una Democrazia metà più giovane della nostra, la Spagna.
Mi auguro che l'Europa non arrivi mai a sostenere " meglio due feriti che un morto", ma purtroppo credo che sia la via più facile in ogni decisione.
non mi rammarico per il risultato, ma per il fatto che mi ero promesso di non seguire il campionato europeo per motivi miei.
Però mi ha dato spunto per alcune riflessioni.
Gad Lerner che posta su fb..o chi per lui.
Tre giorni di mito ovunque di Balotelli senza maglietta... che ha promesso quattro reti alla Spagna e... fatto... totalmente annullato nel corso della partita.
Giornalisti, commentatori, di un livello così antisportivo da rimanere allibiti, fino a dire che è un risultato arrivare dove siamo arrivati dopo tutto ciò che hanno sparso su giornali e televisioni negli ultimi tre giorni e in diretta.
Abbiamo fatto paragoni tra il calcio e la situazione italiana?
Adesso sarebbe onesto affermare che ci si è sbagliati.
Ma non accadrà.
Si dirà, perchè più facile, che Monti, con la sua espressione ingessata, ha portato sfortuna, dimenticandosi che la sfortuna non esiste e che Monti, è dove è, per l'incapacità di chi c'era prima, arrivati dove erano con i voti degli italiani, pur con una legge elettorale nefasta e, per la stessa legge, continuano a sentenziare.
Come sempre è bello criticare.
Siamo tutti allenatori della nazionale, come siamo tutti primi ministri.
Non è che la casta, il più delle volte, invece di indignare, la invidiamo?
E' più corretto parlare di Caste.
Politiche, immobiliari, sportive, televisive, culturali, locali... fino ad arrivare ai quartieri ed ai cortili.
E il web, alla fine, non risulta più piccolo di quello che ci si aspettava?
Si adegua?
Si potrebbe dire che è la democrazia, ognuno liberamente esprime la sua opinione.
Ma come la mettiamo con il "mi piace"?
E' una scelta neutra, non esprime il perchè, si cerca il titolo roboante e si controlla l'effetto che fa.
Iannacci lo aveva già fatto con il leone scappato dallo zoo in una sua canzone di molti anni fa.
Cambiano gli strumenti, non le persone.
In modo estremamente umiliante, come italiano che vive all'estero, ricordo i titoli del "Giornale" e di "libero" dopo la vittoria sulla Germania.
Ho visto alcune riprese del congresso della lega in uno spazio enorme vuoto, nemmeno tutte le sedie erano occupate ed ho letto che borghezio, una ameba culturale, ha detto che balotelli è un padano di pelle scura.
Si usa tutto per raggiungere lo scopo.
Si inquina tutto per cancellare ogni tipo di spontaneità nelle cose che si fanno.
Ho letto l'intervista di d'alema... il Massimo dell'amianto politico.
Ricordo i commenti, i giornali e soprattutto la rete, un'apoteosi di foto, di link, di esempi, in una masturbazione collettiva verso i vicoli più schiumosi.
Io sono un italiano imperfetto forse, ma credo che lo spirito debba essere dimostrato in modi diversi.
Non sono un tifoso, non sono un ultrà, per quanto riguarda il calcio.
Sono contento per la Spagna, hanno giocato molto meglio delle chiacchere delle nostre illusioni e nel loro piccolo, hanno avuto le piazze piene anche per altre ragioni.
Una Democrazia metà più giovane della nostra, la Spagna.
Mi auguro che l'Europa non arrivi mai a sostenere " meglio due feriti che un morto", ma purtroppo credo che sia la via più facile in ogni decisione.
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